Lavori in corso

Ho provato a scrivere questo post in modo ordinato. Dopo tre bozze ho capito che il disordine era l’argomento, quindi lo lascio un po’ visibile.
Qualche tempo fa ho fatto l’audit di tutto quello che risultava di me online: nomi, immagini di profilo, descrizioni. Il risultato somigliava alla casa di un accumulatore seriale. Nomi diversi su piattaforme diverse, descrizioni che non dicevano niente, progetti chiusi accanto a lavori recenti. Avevo materiale valido, ma nessun metodo per farlo vedere. E gestire tutto quel disordine mi costava una fatica che non avevo messo in conto.
Il vecchio sito era una vetrina: pochi oggetti ben illuminati, scelti per fermare chi passava. Peccato che dietro la vetrina ci fosse una stanza piena di scatole.
Ho cominciato da quello che mi riesce meglio: le liste. Poi mi sono confrontata con l’AI e ho aperto un Notion con l’elenco delle modifiche da fare. Ho chiuso alcuni progetti (SBAM è uno di questi), ho riaperto i file, ho rimesso mano alle idee, le ho corrette e le ho concretizzate o le ho inviate a chi poteva essere interessato. Scoprire che un progetto “finito” era solo fermo è stata una piccola umiliazione, ma anche una buona notizia.
Mi sono anche data delle regole per i social (Instagram e LinkedIn): cosa pubblico, con che frequenza, cosa non faccio. Sembra un dettaglio organizzativo, e in parte lo è. Ma le regole mi hanno permesso di non dover più decidere ogni volta se valga la pena postare qualcosa: lo decido prima e, nel frattempo, posso lavorare serena al resto.
Infine il portfolio, riorganizzato per intero. È stato il passaggio più faticoso, perché un portfolio non è una raccolta di lavori: è il modo in cui chi ti guarda capisce come pensi. Mi sono guardata in giro, ho preso ispirazione. Ho deciso che racconterò in modo onesto successi e fallimenti e come lavoro con i clienti: a volte con un semplice brief iniziale mi metto al lavoro e a volte gomito a gomito con il cliente (e non sempre è la scelta che preferisco) – you know the drill.

Il sito non sarà mai definitivo, e non per pigrizia. Mi capita di riguardare una pagina e accorgermi che una parte funziona benissimo e un’altra no. Il sito deve seguire questo andirivieni di idee, altrimenti non racconta davvero chi sono.
Quello che mi incuriosisce, adesso, è un’altra cosa. Alcuni progetti invecchiano più in fretta di altri, ha senso tenerli comunque online? Le Façades, ad esempio, è stato un lavoro che mi è piaciuto fare, e lo rifarei. Però, riguardandolo, lo sento quasi troppo serio per come lavoro adesso. Non lo so ancora. Nel frattempo mi chiedo se questo esperimento su di me possa servire anche ad altri.
Non mi interessano le regole della visibilità o l’algoritmo in questo spazio, ma mi piacerebbe che fosse uno scambio sano, un posto dove qualcuno passa perché ha voglia di leggere come lavoro, al di fuori dei social. Una casa nella quale c’è sempre qualche lavoro da fare, che si tratti di sistemare i vasi sul terrazzo o riordinare la libreria.